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Il senso di colpa come malattia dell’anima e dello spirito.
Il senso di colpa come fonte di lucro per le fedi religiose e per gli analisti.
Cosa è giusto e cosa è sbagliato?
Quando l’uomo non crede più in nulla quali saranno i parametri con cui giudica il bene ed il male?
Perché il bene ed il male non possono essere assoluti , se fossero assoluti essi sarebbero indipendenti dal soggetto, esterni ad esso, e l’uomo sarebbe uno spirito puro, privo di colpe, un eterno neonato, ma il bene ed il male non possono essere neanche solo relativi al soggetto, perché noi non viviamo sotto vuoto spinto.
Una volta il senso di colpa lo si espiava attraverso le pratiche rituali della propria fede.
Il senso di colpa segnava il confine tra il limite umano e quello divino, ci rendeva piccoli ma ci prospettava un’elevatura maggiore, attraverso l’espiazione.
Oggi, lo si vive come qualcosa di negativo, in quanto ha perso quel suo preciso significato nel nostro percorso di fede o di maturazione civile, ed è visto solo ed unicamente come malattia, qualcosa che va curato per raggiungere una qualche libertà e consapevolezza di sé.
Ma cos’è la liberta se non un pretesto per uno spot pubblicitario?
E come può un bambino raggiungere la maturità senza un rimprovero?
Le cicatrici insegnano e noi non possiamo esistere senza mediare la nostra esistenza con le nostre ferite.
