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Il caso ha voluto che la mia vita si incrociasse con questo giardino, nel momento in cui esso asseconda esattamente il mio stato d’animo.
Ci trascorrerò dentro qualche mese.
E’ bellissimo aggirarsi per la mente sconvolta dell’autore, inseguire i suoi impeti attraverso i repentini cambi di colore, fluttuando per la direzione indicata dalle pennellate.
Quanta vita c’è qui dentro, quanta lotta.
Questo posto è pieno di gente, molti si confondono con il fondo, perché sono insignificanti e spesso fastidiosi, i più fanno baccano, alcuni ti sono vicini eppure la loro freddezza la riconosci dal colore delle loro facce, mentre come se nulla fosse, discutono del più e del meno e ti tolgono la luce affogandoti con le loro foglie.
E tra la folla ci sei tu, e sei solo, confuso in mezzo agli altri, timido pallido iris bianco, un po’ sporco perché la tua purezza e le tue speranze sono stati guastate col passare degli anni, uguale ma con un vestito diverso, perché chi ha qualcosa in meno è diverso come chi ha qualcosa in più.
Alla fine come la forma del vuoto è necessaria all’equilibrio del pieno, così l’artista nella mancanza, nell’essere diverso, esprime la sua originalità ed il suo un talento.
E’ una strada poco battuta dove passerai per strano e se non sarai stimato in vita, sarai ghettizzato.
Qualcuno mi ha detto che Van Gogh ha realizzato questo quadro nel giardino del suo ospedale psichiatrico.
