ipsediggy in ma l'orgasmo femmini...
viga in ma l'orgasmo femmini...
laformadelvuoto in de coitus nanus
utente anonimo in de coitus nanus
utente anonimo in Rocchetta la prima a...
laformadelvuoto in Rocchetta la prima a...
laformadelvuoto in Rocchetta la prima a...
A chiare lettere
a tempo perso
antiblogger
Canemucca
cattive maniere
cloridrato di sviluppina
contrariamente
don't touch cozlamù
il blog di Guiro Karelias
jazz from italy
l'oroscopo di quel genio
la Marchesa de Sade
la voce
le piccole astuzie di un mentecatto
malgoverno
non solo mamma
qualcosa del genere
switcheD braiN technologY
The Novecento's post
oggi
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
visitato *loading* volte
Sentirci speciali…non è per questo che si apre un blog, si dipinge un quadro, si scrive una frase credendo che sia poesia, si legge un saggio e si compra GQ, CLASS e/o la decappottabile a cui abbineremo occhiali da sole teletrasportanti e cappellino rosa scamosciato?
E non fare quella faccia, non storcete il naso, perché nessuno è immune alle lusinghe della pubblicità , anzi è proprio per questo che la pubblicità riscuote successo, perché nessuno ammetterebbe di esserne condizionato (non funziona così anche in politica?).
Per porsi in una condizione di vera conoscenza bisogna essere fedeli al principio di “sapere di non sapere”, per sembrare saggi poi, bisognerebbe nascondere di sapere agli altri, ma questo è un altro discorso…
In ogni caso, l’unico modo per emanciparsi dagli effetti devastanti di un condizionamento è riconoscere di essere condizionabili.
Quindi ammettilo, dai sù!.
La società italiana è cambiata e la pubblicità ha cambiato lusinghe.
Vi ricordate quando eravamo una massa di bifolchi? Quando facevamo quelle cose tipo correre appresso ad un’immagine sacra di 200 kg vestita a festa? Vi ricordate quando le aspirazioni erano semplici e qualunque donnetta con fazzoletto in testa sapeva toglierti il malocchio?
Allora, l’obbiettivo della pubblicità era descrivere la funzionalità dei prodotti per venderli.
La società di oggi è individualistica e la pubblicità la segue fedelmente, la lusinga, così succedono cose molto divertenti.
Ad esempio io che entro in palestra e vedo appesi su tutti gli armadietti, i volantini promozionali di una rivista il cui slogan è “Vuoi essere o apparire?” e mi viene da ridere.
“APPARIRE tutta la vita!”Se no in palestra che ci vado a fare?
(Ma credo che le gnocche della palestra avessero tutte optato per “ESSERE!!!”)
In ogni caso,la cosa veramente divertente è che il messaggio pubblicitario in questo modo si trasforma in voce della coscienza, in un padre che ti suggerisce come devi essere e tu convinto compri quel prodotto nella speranza di cambiare(perché se sei a posto così, il superfluo non ti serve).
La pubblicità è passata dal vendere oggetti al vendere personalità.
Avete notato quanti spot sono legati a questo concetto?
“Ti vuoi distinguere?”/“Vuoi essere te stesso?”/“Perché io valgo!” ed il fruitore di questo messaggio è colui il quale emancipa ed alimenta la sua personalità o meglio la sua unicità comprando un oggetto.
Ma il bello non è neanche questo, perché la condizione dell’”avere per essere” è discussione ben sviscerata, quanto il fatto che quel oggetto nel momento in cui passa attraverso uno spot televisivo è per definizione un prodotto di largo consumo.
Di conseguenza si arriva al paradosso moderno che per distinguerci si compra un prodotto che milioni o migliaia di altri “io valgo” compreranno insieme a noi.
E’ tutta una questione di lana caprina.
